Disaster recovery e recupero dati: quali sono le differenze?

In Italia, solo nell’ultimo anno, il 46% delle aziende ha subito delle interruzioni dei propri sistemi informatici, con conseguente stop forzato dell’operatività e danni economici.

Queste interruzioni sono causate, oltre che da guasti, da eventi come sospensioni prolungate della corrente elettrica o eventi catastrofici naturali come alluvioni e incendi.  Senza contare poi gli attacchi informatici, che potenzialmente possono essere ugualmente disastrosi, se non di più.

Partendo dal presupposto che solo alcune di queste eventualità sono prevedibili ed evitabili, con gli strumenti odierni è senza dubbio possibile mettersi nelle condizioni di riportare l’azienda a condizioni di operatività in breve tempo, a patto però di approntare una strategia efficace seguendo le best practices del cosiddetto disaster recovery.

Perché recuperare i dati perduti non è sufficiente

Disaster recovery e recupero dati sono termini spesso utilizzati come sinonimi ma di fatto sono due cose ben distinte: vediamo assieme perché.

Una strategia di backup periodico è sicuramente un buon primo passo verso la possibilità di un ripristino dell’operatività aziendale in seguito ad un evento catastrofico ma non è di certo sufficiente.

Nonostante le procedure di archiviazione dei dati su server remoti siano in grande parte automatizzate, è comunque un’attività che richiede tempo (caricamento, compressione..) e monitoraggio continuo. Nel caso vi sia la necessità di un ripristino immediato, le azioni da compiere spesso non sono integrate fra loro, lasciando campo aperto al rischio di recuperi incompleti, perdita di dati e periodi di down che si prolungano ulteriormente.

Un altro aspetto che contribuisce a rendere il semplice backup una strategia poco efficiente è che i dati rappresentano solo una parte dell’ecosistema informatico che deve essere ripristinato in seguito ad un disastro: i software stessi, le impostazioni, le preferenze, gli accessi sono tutte informazioni vitali al funzionamento globale della rete informatica di un’azienda e spesso la loro salvaguardia viene ignorata, preferendo per comodità o per imperizia il backup dei soli dati. 

Disaster recovery: una soluzione completa per tornare all’operatività

Con il termine disaster recovery invece, si intende una strategia ad ampio raggio che poggia su tecnologie moderne come server iperconvergenti e soluzioni software ad hoc che permettono il ripristino della situazione antecedente all’interruzione del servizio in tempi brevissimi con perdite di dati prossime allo zero.

In breve, un piano di disaster recovery si occupa di definire i possibili livelli di disastro e identifica le la criticità dei sistemi e delle applicazioni, individuando quali di questi sono più o meno vitali per la salvaguardia di un determinato business.

Il piano di disaster recovery stabilisce una serie di misure di sicurezza e pianifica le azioni da intraprendere in caso di situazioni di emergenza: comprende misure preventive, ossia controlli che hanno lo scopo di prevenire un determinato evento, misure investigative, atte a rilevare eventi indesiderati ed infine misure correttive, cioè controlli per correggere e ripristinare efficacemente i sistemi dopo un incidente.

La somma di questi aspetti punta ad avere un vero e proprio “piano di battaglia” con un unico obiettivo: tornare alla piena operatività nel più breve tempo possibile, senza perdere nessun dato. Significa inoltre mettere in sicurezza quei dati la quale perdita potrebbe avere serie ripercussioni in ambito legale, come dati sensibili dei clienti, dei dipendenti, dei fornitori. 

Adottare un piano di disaster recovery stilato da un’azienda specializzata permette quindi di farsi trovare pronti in caso di disastro, minimizzando le perdite economiche e puntando ad un ritorno alla piena operatività aziendale nel più breve tempo possibile.